Gad Lerner
ANTISEMITISMO, LA LEGGE Eâ UN BOOMERANG
Condivido il mio intervento pubblicato ieri sul Corriere della Sera
Caro direttore,
sono legato da stima e amicizia al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Anche per questo mi ha sconcertato il titolo del Corriere di giovedĂŹ scorso: âIl rabbino Di Segni contro il Vaticano, dialogo difficile se non citano Israeleâ. Letto lâarticolo di Gian Guido Vecchi, però, ho dovuto riconoscere che il titolo era corretto. Di Segni peraltro aveva giĂ rivolto alla Chiesa cattolica lâaccusa di proporre una âteologia regreditaâ anche nel nostro recente âdialogo fra un rabbino e un dissidenteâ pubblicato per Feltrinelli con un titolo scelto da lui stesso: Ebrei in guerra. Al rabbino capo, in sostanza, non basta il ripudio conciliare dellâaccusa di deicidio rivolta agli ebrei, nĂŠ lâaffermazione che lâAlleanza fra il popolo dâIsraele e il Signore è irrevocabile, e neppure il riconoscimento diplomatico dello Stato dâIsraele sottoscritto nel 1993 dal Vaticano. Di Segni chiede alla Chiesa unâulteriore riconversione dottrinaria: se fate vostra la Bibbia ebraica come veritĂ rivelata, ne consegue che dovete far vostro anche âil rapporto essenziale e religioso che abbiamo con la terra che ci è stata promessaâ.
Ma lâIsraele di oggi può essere fatto coincidere con lâIsraele della Bibbia? Un cristiano, per essere davvero tale, dovrebbe essere anche sionista? Se ne vedono in giro non pochi di sedicenti âsionisti cristianiâ, fra gli evangelici che considerano Israele un passaggio di adempimento dellâera messianica e i nazionalisti che ne ammirano la brutalitĂ . Credo che Di Segni non apprezzi nĂŠ gli uni nĂŠ gli altri. Ma nella sua polemica con il Vaticano il rabbino capo sposa la teoria secondo cui agli ebrei spetterebbe un diritto proprietario -mi viene da dire catastale, notarile, idolatrico- sulla terra narrata nella Bibbia. E chiedendo alla Chiesa di benedire Israele in quanto Stato reso legittimo dalla Bibbia, rasenta il fondamentalismo.
Quando mi autodefinisco sionista per ovvie ragioni biografiche -della mia famiglia sono sopravvissuti alla Shoah solo i nonni emigrati in Palestina- arriva subito una buona razione di insulti. Sionista è una parola sfregiata, disonorata dacchĂŠ è finita in mano a dei criminali, parte dei quali giustificano le proprie gesta con motivazioni religiose. Avverto dunque anchâio il dilagare di unâostilitĂ antiebraica che ha varie matrici, da sinistra a destra, dallâislamismo al cospirazionismo; e che si propaga dentro, accanto e oltre il sacrosanto movimento di solidarietĂ con i palestinesi, i vicini di casa con cui dovremo convivere in pace riconoscendone i diritti. Ma è proprio in seguito a questo brutto clima che considero un vero e proprio boomerang lâaver concepito una legge apposita, tagliata su misura per il contrasto allâantisemitismo. Con lâunico risultato, se approvata, di alimentare la convinzione nefasta secondo cui gli ebrei pretendono sempre un trattamento separato, privilegiato; e sono cosĂŹ potenti da ottenerlo. Quando invece -grazie alla legge Mancino- sono giĂ previste le aggravanti per odio razziale e religioso, a tutela di tutte le minoranze. Basterebbe applicare le norme vigenti, ricordando peraltro che in questa materia lâazione educativa è ben piĂš fruttuosa di quella repressiva. Lo conferma anche la fatica dei legislatori nellâinutile tentativo di definire giuridicamente che cosâè lâantisemitismo; senza bisogno di soffermarsi sulle controversie intorno alla dichiarazione dellâIHRA corredata da esempi riferiti ad Israele.
Fin da quando in Parlamento si è posta la questione, insieme ad altri ebrei âdissidentiâ come il compianto Carlo Ginzburg, Anna Foa, Stefano Levi della Torre, Renata Colorni e tanti altri, esprimiamo un allarme: ciò che si propone come speciale attenzione in favore degli ebrei, si ritorcerĂ contro di loro.
A chi fra i promotori dal ddl antisemitismo, animato dalle migliori intenzioni, nega che esso limiti il diritto di criticare Israele, vorrei infine ricordare gli effetti (da loro non voluti) di censura e autocensura giĂ verificatisi in paesi a noi vicini quali la Germania e il Regno Unito: divieto ricorrente di manifestazioni, stop preventivo a conferenze di pensatori illustri come Omri Boehm, Masha Gessen, Pankaj Mishra. Qualcuno ha rilevato che a Brema, in questo clima, il prestigioso premio Hannah Arendt non verrebbe mai assegnato ad Hannah Arendt. Nel mentre che lâAfd si proclama filo-israeliano.
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