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📱La piattaforma di videogiochi Luanti rimossa da Google Play con la falsa accusa di violazione del diritto d’autore

Premessa: un membro della redazione fa anche parte di Luanti.

Tracer AI, compagnia che usa agenti IA per scovare e segnalare le violazioni di diritto d’autore, ha fatto rimuovere da Google Play l’app della piattaforma videoludica Luanti. L’accusa, mossa in nome di Microsoft, è di aver utilizzato risorse del gioco Minecraft (proprietà Microsoft) nella propria app; un’accusa facilmente smontabile in quanto sia il codice che le risorse di Luanti sono visibili a chiunque (è software libero).

Questa non è la prima volta che accade: nel 2023 la stessa compagnia mosse la medesima accusa, portando chi sviluppa Luanti a presentare una contronotifica: l’app rimase non disponibile per 46 giorni prima di essere riabilitata, contrariamente al limite di 14 giorni lavorativi sancito dalla legge statunitense che regola tali faccende. In entrambi i casi, non sono mai state fornite prove.

Qualche mese fa la stessa sorte è toccata a Allumeria, un gioco a cubetti oggi prossimo al lancio, sulla piattaforma Steam. Lo sviluppatore fu colto di sorpresa finché, subito dopo l’arrivo della notizia al direttore artistico di Minecraft su Bluesky, Microsoft non ritirò la segnalazione.

“Se fossimo una piccola azienda che dipende dalle entrate della propria app, ciò sarebbe particolarmente devastante”. Inoltre, essendo una realtà sostenuta da volontarɜ, combattere contro tali richieste equivale a grandi sprechi di energie e risorse.

blog.luanti.org/2026/…

#notizia #legge #ia #videogiochi

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🧠 La gente tende ad ammettere meno i suoi limiti quando usa l’IA e a fidarsi della macchina

Chiedere alle persone dettagli di film: questo è stato l’obiettivo di uno studio per capire quanto il comportamento dell’essere umano vari quando ha a disposizione l’IA per farsi aiutare.

Lo studio ha visto coinvolti due gruppi: il primo poteva chiedere una mano all’IA per rispondere alle domande, l’altro invece poteva usare soltanto la propria testa. Inoltre, le domande e il modello di IA coinvolto erano stati selezionati per far in modo che la macchina avrebbe spesso avuto difficoltà nel rispondere correttamente (a insaputa dei gruppi).

Il “gruppo IA” ha ammesso di non sapere la risposta nel 3% dei casi, contro il 44% di chi l’IA non poteva usarla. Tuttavia, è stato il gruppo senza IA a dare più risposte corrette: il 27% delle loro risposte erano esatte, contro il 9% di chi era affiancato dall’IA. La gente si è fidata delle allucinazioni della macchina, forse ingannata dall’apparente coerenza delle risposte fornite da questa.

Non solo: chi aveva usato l’IA ha riportato un livello di fiducia nelle proprie risposte del 76%, contro il 30% dell’altro gruppo. In altre parole, la loro sicurezza era più che raddoppiata, nonostante la correttezza fosse nettamente diminuita.

Si è poi notato come, mettendo un incentivo economico sulle risposte corrette, l’ammissione di ignoranza di chi usa l’IA è salita dal 3 all’8%, mentre la correttezza dal 9 al 16% - suggerendo che l’IA non inibisce tanto la capacità di pensiero, quanto la volontà di pensare; e che un incentivo ha comunque un effetto limitato se si paragonano le percentuali con quelle del gruppo no IA. In generale, l’IA è stata usata meno quando ci sono stati soldi in ballo.

theregister.com/ai-and-ml/…

#notizia #ia #psiche

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